venerdì 13 novembre 2009

MARILLION - Happiness is the Road (2009)


Voto ½

Volevamo il
Dark Side of the Moon dei Marillion? Eccoci accontentati. Non significa necessariamente il miglior album di una carriera. Happiness is the road rappresenta il vertice dal punto di vista degli arrangiamenti, della scelta di suoni, della compattezza, della fusione fra musica e testi.
Ne sono rimasto subito ammaliato. Il lavoro si compone di due CD. Il primo è un concept e ha il sottotitolo di
Essence. Si parla del difficile periodo che Steve Hogarth ha dovuto attraversare dopo il divorzio da sua moglie e la rinascita ottenuta tramite uno psicanalista. L'album ha tonalità soffuse, molto calde, con le tastiere in bella evidenza. Splendidi tappeti e atmosfere create da quel grande tastierista che è Mark Kelly. La chitarra di Steve Rothery è apparentemente secondaria ma in realtà cesella suoni, soli, rifiniture al solito perfette. La voce di Steve Hogarth è ancora bellissima, sofferta, malinconica ma con una strana "inclinazione" alla speranza, o almeno l'ho percepita in questo modo. I brani fluiscono splendidamente l'uno nell'altro; dopo l'intro di "Dreamy Street", "This Train is my Life" delinea le coordinate malinconiche dell'album e attraverso "Essence", la commovente "Wrapped up in time" (forse la mia preferita), l'ipnotica "Liquidity" e brani pregni di sofferenza e fatica come "Nothing fills the hole" e "Trap the Spark" veniamo catapultati nei dieci minuti finali della title track dell'intero doppio CD. "Happiness is the road" è il sunto del disco a livello di sonorità e arrangiamenti. Un etereo tappeto di tastiere e voce introduce con delicatezza fino all'ingresso della ritmica per la seconda sezione che quasi in punta di piedi ci porta all'imperioso ritornello. In pochi istanti siamo sommersi da un armonia quasi gotica. Mark Kelly giganteggia come ai vecchi tempi e la canzone si conclude in modo spettacolare ripetendo la sezione del ritornello ad libitum. Prima del secondo CD Essence si conclude con una semi ghost-track "Half full jam": un giro ripetuto con aumento del'intensità. Carino ma non essenziale.
Il secondo CD si intitola
The Hard Shoulder e presenta coordinate diverse. Nonostante non sia sotteso un concept i brani risultano ben selezionati. La chitarra è un po' più protagonista. "Thunder Fly" apre con verve e intelligenza ma è "The Man from the Planet Marzipan" ad innalzarsi imperiosa a splendida composizione di prog moderno che nulla ha a che spartire con millantati eroi del new rock anni novanta o duemila tipo Radiohead o Coldplay. Davvero impressionante il lavoro sui suoni (splendidi quelli di batteria e basso tro l'altro) di questo brano. "Asylum Satellite #1" si prolunga per oltre nove minuti tra ricordi psichedelici e affascinanti evoluzioni ritmiche ma è il gioiellino "Older than me" che mi colpisce particolarmente. Un'infatuazione di H per una donna più vecchia di lui (e visto che Steve è sulla cinquantina c'è da sorridere) lo ispira per questa splendida composizione che mi ricorda tanto il new prog di inizio anni ottanta, quando un giro ossessivo di tastiera veniva ripetuto diverse volte ma sempre con una variazione di enfasi o di atmosfera che regalavano una novità ad ogni strofa. Bellissimo.
"Half the world" e "Especially true" sono forse i brani meno riusciti ma risultano ugualmente godibili. "Whatever is wrong with you" è un buon brano per un singolo, divertente e ben suonato. "Throw me out" inizia sommessa ma poi si impone imperiosa con degli splendidi cori che tanto ricordano il canterbury sound o al limite alcune cose di
Trespass dei Genesis.
Il CD si chiude con un'altra gemma: "Real Tears for Sale" è una splendida conclusione. Alcune sonorità rimandano alla bella "King" ma l'atmosfera è molto più settantiana, le strofe semi-pacate preparano allo fantastico ritornello e alla conclusione di un'opera ambiziosa ma perfettamente riuscita. Se da un lato HITR perde il confronto con Marbles, ad esempio, se confrontato canzone per canzone (mancano brani di grande respiro come Invisible Man, Ocean Cloud o Neverland), dall'altro risulta vincente per la coesione fra i vari brani e per l'atmosfera complessiva che scaturisce dai "solchi" di questo doppio CD. Un po' come confrontare
Misplaced Childhood a Fugazi se vogliamo. Un lavoro fantastico che lentamente prende possesso dei tuoi sensi.
La felicità è la strada...